Thursday, March 30, 2006

Conclusione

Queste riflessioni non avevano nessuna altra pretesa se non quella di stabilire una volta per tutte, universalmente ed assolutamente, che uno più uno fa due!...
La cosa certamente farà ridere la persona sana di mente. Infatti è ridicolo premettere tutte queste parole, questa conferenza appunto, per poter affermare qualcosa che il sano pensare umano reputa ovvio, e cioè che uno più uno fa due.
D’altra parte, il malato mentale, o il sostenitore del pensiero debole, sosterrà senz’altro che il risultato di tale operazione (1+1) non dovrebbe essere considerato assoluto, ma relativo, in quanto “tutto è relativo”. La magia di oggi arriva a sostenere, in nome del "pluralismo" del pensiero, che tutto è relativo e che quindi anche il pensiero matematico è relativo, escludendo però da quel tutto la conclusione del relativismo, che viene considerata assoluta. Ecco perché il relativista è in fondo un cretino, in quanto dal suo punto di vista qualsiasi certezza rende incerta la sua dottrina, perciò non può fare altro che dubitare perennemente su tutto, salvo poi ricorrere alla magia come mezzo per conquistare la stabilità materiale, psicologica, affettiva.
Personalmente non ho nulla contro la magia, nella misura in cui essa lavori contro il caos, generato dalle paure e dalle incertezze umane.
Ma il bisogno di utenti magici sedicenti filosofi di credere nel magico dovrebbe essere approfondito. Non per condannare in nome della scienza di Stato o della religione di Stato la magia stessa, né per assolverla, bensì per comprendere serenamente quello che succede nel mondo da sempre.
“L’abilità di Ipazia - scrive Luciano De Crescenzo nella sua “Storia della filosofia medioevale” - stava nel fare andare d’amore e d’accordo la fede e la matematica, neanche fossero due materie complementari. Come ci riuscisse non l’ho mai capito. Lei, in pratica, cercava di dimostrare l’esistenza di Dio attraverso una serie di ragionamenti matematici […] del tipo “uno più uno uguale a due” […] [Ipazia] fece una fine orribile […] fu fatta a pezzi da tale Pietro il Lettore e da una folla di fedeli inferociti”(1).
Oggi i “fedeli” (per esempio i fedeli al pensiero debole) non si inferociscono più solo in quanto, dalle scuole elementari fino alle università si insegna che tutto è relativo, matematica compresa. Perciò i numeri non li spaventano più.

(1) Luciano De Crescenzo, “Storia della filosofia medioevale”, Ed. Mondatori, Milano 2005.

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