Thursday, March 30, 2006

Introduzione

La grande piaga che sta aggravando sempre più la vita di tutti non è solamente la crisi dell'economia, ma è la crisi dell'economia nel contesto di una penuria di idee, di una crisi di idee, di dimensioni mondiali, che genera - per forza di cose - guerre mondiali. La pace nel mondo è difficile. Ma è difficile in quanto manca il pensare.
Noi utilizziamo ancora la nostra capacità di pensare, esattamente come fanno gli animali, i primati, gli oranghi, ecc! Siamo furbi a livello bestiale. E solo una piccolissima minoranza di uomini sa elevarsi allo stadio umano del pensiero.
Elevarsi allo stadio umano del pensare significa considerare le cose attraverso osservazione siderea. Ma che significa? Significa elevarsi al celato che è in noi, elevarsi al cielo, all’elemento sidereo del considerare. “Con-sidera” significa “vedi le cose secondo il Padre, cioè secondo la loro reale collocazione”. Le cose sono l’unico “Padre” (o l’unica “Madre”) che ci è dato di percepire. Ed il cielo è il luogo dove le cose risiedono. "Padre nostro che sei nei cieli".
Chi osserva la deficienza del pensare attuale non può non accorgersi che essa essendo diventata cronica, è obbligata a rendersi visibile (percepibile) attraverso la manifestazione patologica dell’influenza aviaria che colpendo gli uccelli, cioè i simboli del pensiero, ci indica (a chi ha orecchi per intendere) che qualcosa non va nella noosfera.
La peste aviaria (perché questo è sempre stata la sua denominazione) è un sintomo della nostra parte terrestre oramai incapace di sollevarsi verso quella celeste. Gli uccelli non simboleggiano forse il pensiero, che "vola"? E poiché gli animali più colpiti sono le galline, è ora che gli uomini-gallina, cioè coloro che non sanno sollevarsi più di tanto dalla terra o dal materialismo, o dallo statalismo che dir si voglia, incomincino a considerare che non sanno pensare, che non sanno volare a causa di un preciso errore tecnico concernente il loro "volo". E che per questo non possono che essere condannati a vivere da polli.
Quando le scuole, le università, l’informazione, e le paure generate dall’istinto a sopravvivere si rivolgono alla gente e dicono "Senza laurea non lavori", dobbiamo pretendere che la giustizia, il diritto, e la magistratura si pongano preliminarmente il dovere di rispondere al quesito di fondo: di chi è la proprietà del pensiero?
Quando cominciamo ad avvertire che il pensiero non è di proprietà della scuola, e che la scuola, all'atto del conferimento dei titoli scolastici - cioè quando conferisce il crisma cartaceo dell'autorità ad insegnare - truffa la collettività - in quanto insegnare alla collettività che non può esservi verità, contraddice il senso stesso di ogni insegnamento - allora incominciamo anche a volare un po’ più in alto dei polli: incominciamo ad essere “aviatori” liberi dalla peste aviaria.
I titoli scolastici, in quanto emessi da una conoscenza che nega se stessa, sono emessi da ignoranza assoluta. Le università, negando l’universalità del pensare, negano nei fatti il sapere. Elargito attraverso diplomi e lauree, tale sapere è fasullo, e tale elargizione è una grossa truffa, non solo perché tutti i suoi contenuti culturali sono fasulli, ma anche perché riguardano un vero e proprio cancro sociale, percepibile proprio là dove esso si genera: un bagaglio tumorale di una scuola d’obbligo fatta credere gratuita, mentre non lo è per nulla.
La gente crede ancora alla gratuità delle scuole. Ma che significa in sostanza tale gratuità? Non bisognerebbe forse socializzare in modo che tutti possano avere la possibilità di dare il loro giusto contributo per la scuola?
Nella realtà dei fatti la gratuità della scuola è una menzogna sociale, istituita da signorie del monopolio, che si nascondono dietro il fatto che poche persone forniscano di tasca loro i maggiori valori per costituire le loro scuole attraverso cui dominare gli altri, signoreggiare sugli altri.
Queste signorie buttano al cittadino del fumo negli occhi, affinché il cittadino non si accorga che fra i soldi tolti dal portafoglio per le imposte vi sono anche quelli necessari per mantenere le scuole.
Dove sta allora l’insegnamento gratuito? La truffa è doppia. Primo: perché è il cittadino che paga, dunque la gratuità della scuola d’obbligo non esiste. E secondo: perché tale obbligo procede dai signori attraverso il cosiddetto controllo statale delle scuole. Un controllo che controlla l’espandersi del tumore.
Infatti questi signori controllano solo una cosa: che il “tradimento dei chierici”, inizio storico del tumore sociale percepito da Benedetto Croce, si propaghi, anno per anno, negli istituti scolastici attraverso la carta. Il dio della carta, Belial, propone infatti sempre nuove pseudo sicurezze con sempre nuovi costosissimi testi, che sono una gara a chi spara più fesserie sul nichilismo.
Nichilismo proviene da nihil, nulla, ed è la dottrina che nega tutto. Se il nichilismo è la verità, e nichilismo significa che la verità è un’impossibilità, perché mandiamo a scuola i bambini? Cosa possono imparare? Imparano solo l’arte della menzogna, cioè a diventare funzionari dello Stato, maestri, insegnanti, ministri, ecc., nella misura della loro capacità a mentire. E appena un bambino incomincia ad andare a scuola, diventa un altro.
La signoria ha signoreggiato perfino dentro la sua anima. Il bambino è diventato un contribuente, perché le signorie della scuola d’obbligo addebitano alla collettività, sotto forma di tasse, un sapere che in realtà, cioè là dove esso è sostanziato da verità, è dei cittadini. Se un cittadino crea un’opera d’arte, o scrive un trattato su come si costruisce un frigorifero, o inventa la “bic” (per esempio), produce cultura. Questa cultura è sua, perché frutto delle sue intuizioni. Il credito, la credibilità del pensiero non appartiene dunque a chi lo emette sotto forma di titoli scolastici, ma a chi lo accetta. Il teorema di Pitagora non appartiene alla scuola dell’obbligo ma a Pitagora. (Andrebbe aggiunto qui che la scuola, anzi, annulla completamente il significato spirituale del teorema di Pitagora, riguardante l’incarnazione).
E allora quando quei signori dicono "Io pretendo il pagamento delle imposte come restituzione dei debiti contratti con il welfare", bisognerebbe rispondere che non solo non dobbiamo la restituzione di quei debiti al sistema scolastico, ma che è il sistema scolastico ad essere nostro debitore: nella misura in cui all'atto del conferimento dei titoli scolastici si realizza la grande truffa di avere espropriato e indebitato la collettività, vera portatrice di intuizioni e di cultura, la collettività, il cittadino, l’essere umano ha la possibilità di riappropriarsi del sapere, riappropriandosi di se stesso. Finora si è fatto leva su un riflesso condizionato, la secolare abitudine a dare sempre un corrispettivo per ottenere un’informazione o altro. Addirittura paghiamo il commercialista per sapere quanto dobbiamo pagare!
Perciò l’essere umano, depredato e spersonalizzato non può che affogare. Il salvagente è l’universalità del pensare.
Il pensiero è di proprietà di tutti. Quindi le università non hanno alcun diritto di credito. Si poteva dare un certo credito alla scuola ed al conferimento di titoli scolastici quando il pensiero era ancora basato sulla “riserva aurea” della conoscenza, e la riserva aurea era la verità. Cioè 2 + 2 = 4.
Però oggi si va a scuola per imparare il contrario. E perfino la matematica è diventata un’opinione! Perché la scuola dice: "Il pensiero umano è soggettivo, perciò non è attendibile, dunque anche l’affermazione che 2 e 2 fanno 4 è falsa", e ti mostra magari il sistema binario in cui il 2 non esiste neanche.
La scuola si comporta come una tipografia che fotocopia la medesima frase su un foglio ogni anno e in eterno. E su quel foglio sta scritto: “Noi siamo ed abbiamo il monopolio della cultura della menzogna perché è scientificamente dimostrato che non può esservi verità”.
Il credito che ha la scuola è dunque nullo come il nulla che insegna a ripetizione, programmando ogni anno la medesima solfa del nulla cioè del nichilismo.
Non dobbiamo assolutamente nulla a costoro che insegnano il nulla. E invece la scuola pretende di essere risarcita della differenza fra il costo tipografico di quel foglietto su cui è scritto che il pensiero umano non ha valore di verità, e i valori che tu crei attraverso le tue intuizioni, e che ti portano a creare questa o quella opera. Questa è truffa. E va affrontata. Lo Stato non può più nascondersi dietro il dito del pretesto "Io istituzione ti presto pensieri oggettivi, dato che tu pensi soggettivamente". No! Oggi dobbiamo chiarire una volta per tutte che la cultura istituzionale non esiste. Perché non può esistere.
Quando all'atto del conferimento dei titoli scolastici, la scuola emette autoritativamente il crisma cartaceo per insegnare pensati istituzionali, nega alla collettività il pensiero che è proprietà della collettività, cioè di tutti. Il pensiero basta coglierlo.
Il pensiero, l’idea, i concetti, tutto questo, non è produzione degli esseri umani, ma elemento spirituale, antimateriale, che gli esseri umani possono captare a seconda della loro capacità di riflessione.
La riflessione non è l’intelligenza, è la capacità che ha lo specchio di rappresentare le cose. Se sono alterato il mio specchio riflettente deforma le cose a seconda della mia alterazione.
Chi insegna alla gente che il pensare umano è insufficiente o inadatto alla percezione del vero, non è solo un truffatore ma è anche responsabile di molti suicidi: infatti a lungo andare sostituire la verità con l’istituzione e credere l’istituzione come verità, costringe poi a suicidarsi nella misura della nostra dignità. Se una persona è nobile, sincera, e devota non ha altra via di uscita che il suicidio di fronte alle truffe istituzionali, perché proprio il suo essere dignitoso impedisce di rimuoverle dalla sua coscienza.
Dunque il pensiero non può essere di proprietà statale, e non può che essere di proprietà del portatore, cioè di colui che sa intuire ciò che è bello e ciò che è brutto, ciò che è buono e giusto e ciò che è cattivo e sbagliato.
Io ho diritto di pretendere l'accertamento della riserva aurea dei valori insegnati all'atto del conferimento dei titoli scolastici. Se non si accerta che l’insegnamento poggi sull’aurea e luminosa solarità del vero, quei titoli non sono che carta straccia.
Cultura significa “culto di Ur”, ed “Ur” significa luce. Se spegni la luce c’è la tenebra. Allora bisogna parlare di professori delle tenebre, ministri delle tenebre, sacerdoti delle tenebre, magistrati delle tenebre: con ciò viene meno la certezza del diritto. Questo lo capisce pure un bambino.

2 Comments:

Blogger Piero said...

Interessante sto articolo. Però io non ho capito bene cosa sia il signoraggio. Potresti fare un esempio concreto di come viene applicato il signoraggio?

11:44 AM  
Blogger ACGG said...

In senso cristiano il signoraggio è non rispettare la parola "Non chiamate nessuno padre sulla terra, uno solo è il Padre vostro che sta nei cieli". In genere si dimentica questa frase di Gesù quando si chiama uomo non solo "Padre" ma Santo Padre (vedi il mio articolo http://digilander.libero.it/afimo/n_villa-cristianesimo-reale-a-confronto-con-tasse.htm oppure per es.,: http://xoomer.virgilio.it/ikthys/Drewermann.htm .
In senso monetario il signoraggio consiste nella differenza tra valore nominale (cifra scritta sulla cartamoneta) e valore intrinseco (costo tipografico) di cartamoneta, creata dal nulla, che la “persona giuridica” banca emittente - emettendo cartamoneta -pretende: come se si trattasse di restituzione di un prestito. È in tal modo che si crea il cosiddetto debito pubblico.

11:20 AM  

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